Ieri sera ho fatto sesso con Michael Stipe. Mentre c'è gente nel web che sproloquia su clitoridi e peni senza
saperne niente, alle 8,25 di questa mattina, su un treno che non si sa se va a Venezia o a Roma, guardo al sesso col distaccato piacere di un'amante soddisfatta.
Il tour Accelerate dei Rem è il migliore in cui li ho visti. Stipe non si è spogliato. Non ne ha avuto bisogno. La potenza della musica si è mischiata sinuosamente alle parole e alla voce. Il nuovo danzava col vecchio. Non c'erano canzoni secondarie e il nuovo album si faceva ascoltare con piacere. Io, la Vale, Stefano e Simone a torso nudo, Checco più danzerino che mai: tutti a cantare a squarciagola con brandelli di testi tra le labbra e un sorriso immenso tutto attorno. Cose che solo d'estate succedono, o quando si è amici da una vita e il divertimento funziona come un ingranaggio perfetto da sempre.
(Non) ho visto un concerto meraviglioso (ero in ultima fila, ma è come se fossi sotto il palco per l'acustica e nel cuore di Michael per il coinvolgimento emotivo). Ogni volta che ascolto The one I love, mi sento grande. Ogni volta che Stipe concede Country Feedback, mi sento morire di dolore. Ogni volta che ascolto Losing my religion, mi sento una dea del ballo. Orange Crush è ormai un inno per ogni concerto. E un giorno sarò io Man on the moon.
[Scrivo queste parole alle 8,38, con 5 ore di sonno e varia altra stanchezza. Se ci sono errori, chiamate il
Servizio Clienti.]
Quando le cose della mia vita privata s'ingarbugliano, questo blog cessa di esistere. Non che me ne dimentichi (il senso di colpa si arrota su se stesso, cresce e mette in disordine). è che il timore di mettere in piazza i fatti miei è più forte della voglia di condividere la scoperta, per esempio, dei bei film di Josef Von Sternberg.
In più, mancano 5 giorni alla fine della mia vita così com'è stata negli ultimi 7 anni. Venerdì mi laureo. Tesi: L'attività dell'ufficio stampa nella piccola e media editoria. è una sorta di addio alle armi, un au revoir per tempi migliori e più prosperi, un tirare le somme sull'esperienza. Nel corso di questi mesi, quando queste pagine sembravano non destinate a vedere la luce, molte persone mi sono state accanto con solerzia e attenzione, disponibilità, intelligenza. Ora che sembra tutto finito, in un pomeriggio di assoluta noia mi lascio dolcemente prendere dal panico al pensiero del lavoro, della mia nuova vita che non sarà più a Roma per un po'. Mi lascio prendere dal panico, forse, principalmente per questo.
7 anni fa un ragazzo mi ha dato una buona ragione per andare via da una vita in cui tutto ciò che importava era appeso ad un filo (telefonico) e ad una cassetta delle lettere. Oggi c'è una maturità che rende questa scusa inefficace. L'unica ragione per andare via di nuovo sarà il coraggio.
Ho comprato Maus di Art Spiegelman questo pomeriggio. A proposito di coraggio.
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