Continua a piovere, ma non me ne importa. Guado piazze immense e allagate con noncuranza, con un unico e solo pensiero fisso, la domanda leniniana "Che fare?".
Mi ubriaco delle poche parole di elogio per la mia tesi e strizzo il cervello per tirare fuori delle degne conclusioni. Leggo saggi su Calvino offerti a piene mani dalla biblioteca più bella d'Italia. Passo le ore e i minuti a scrivere di Cannes e a chiedermi cos'è la felicità.
Sto meglio. Il mio corpo resiste. Non pensavo che ce l'avrei fatta a trovare una via d'uscita.
Consumi culturali
Libri
Ho quasi terminato Italia 2 (anche se sul mio anobii ho scritto di averlo finito). Mi mancano le letter di Fabio dal Giappone, ma non so perchè, è come se ne conoscessi già il tono e i contenuti. Me le riservo per un momento più calmo. La recensione è già pronta, anche se solo nella mia testa, e comincia così: "Scrittori, lasciatevi salvare dalla saggistica!". Durante l'ultima Fiera del Libro di Torino, vissuta in punta di piedi, con gioia, acchiappando lo stretto indispensabile, ho assistito ad un curioso dibatitto fra "parrucconi" della critica che mi ha emozionato non poco. Oltre a scoprire un'assoluta venerazione per Alfonso Berardinelli, ho toccato con mano la profonda sfiducia dei critici negli scrittori italiani che, a corto di storie, si sono dimenticati che si può parlare anche del nulla, se la lingua è quella giusta (secondo me, vedi Francis Scott Fitzgerald).
Una che la lingua giusta poteva averla trovata, ma ha preferito nascondere il cervello nella vagina è Maeba Sciutti. La scrittrice romagnola ha avuto una grande idea, concretizzata nel volume Flaming June (ARPAnet): raccontare la vita delle muse che hanno ispirato i grandi pittori dell'8-900. Peccato che tutte le storie si rassomiglino a causa dell'uso indiscriminato di "l'emozione le unse la schiena", "muta", "immobile". La prosa poetica va fatta davvero bene, altrimenti diventa un po' comica.
Film
Il treno per il Darjeeling è uno dei film più deliziosi che io abbia mai visto. I Tenenbaum è uno dei miei film preferiti, ma con Wes Anderson, dopo Rushmore, avevo assunto un atteggiamento di diffuso scetticismo. Quest'ultimo lungometraggio, ricco, sapiente, triste e ironico come solo Anderson sa essere, mi ha illuminato dentro.
Qualche giorno fa sono andata a vedere Non pensarci.
Se avete problemi di incertezza sul vostro futuro, evitate questo film. Valerio Mastandrea è bruttissimo e bravissimo. Rimini in questo film è deliziosa. Riconoscere le città nei film mi commuove sempre.
Esco dal cinema ed assisto inerme ad uno scippo. Mai successo prima. La paura mi paralizza e scopro che no, non sono un supereroe.
Quindi, credo, che da grande farò la nocciolina da aperitivo.
Prima del dolore, la gioia.
Sarà ancora Torino, con le sue emozioni, i suoi libri, gli amici, gli amori di sempre, gli ospiti e le storie. La storia più importante di quest'anno non ha molto senso. I boicottaggi, la violenza. Non funziona così.
Poi sarà Liguria, Sarzana, la ricerca di risposte a questo malessere che mi debilita, che mi fa tremare le gambe e girare la testa. Ora che il mio corpo cede, mi sento più forte nello spirito.
Preparo il mio pellegrinaggio con cura meticolosa, anche se non so ancora cosa andrò a vedere.
Forse, questa volta, vado solo a capire me stessa, se io in quel mondo, c'entro davvero.
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