

“Nella rivendicazione dei diritti naturali con cui si apre la Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776 leggiamo che a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto «alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità». Il documento stabilisce così che a ciascun individuo va garantita la possibilità di costruirsi la sua strada verso la felicità, mentre le istituzioni pubbliche si assumono il compito di tutelare la vita, la libertà e la sicurezza. Viene dunque recepito il catalogo dei diritti di matrice giusnaturalistica e ad esso si aggiunge la felicità come fine ultimo che ciascun individuo è chiamato a perseguire liberamente con le sue scelte.”
Francesco Merlo, in un lungo articolo in risposta all’attacco del solito Ferrara su Il Foglio, parla di questo e di altri diritti. Parla anche di diritto alle vacanze, e questo mi fa un po’ ridere.
Tuttavia, la lunga riflessione sul doveroso silenzio intorno alla questione dell’aborto terapeutico praticato a Napoli è sobria e fa pensare. Non si può mettere bocca nel gesto generoso di una madre che decide di risparmiare il dovere all’infelicità di un futuro essere umano.
Che altro è questo, se non una corsa alla conquista del diritto alla felicità?
La vecchiaia non ha mai spaventato la Tamaro che già in Va’ dove ti porta il cuore lasciava ad una donna anziana l’arduo compito di indirizzare la giovane nipote nella comprensione del suo destino e della sua fragile psiche. È come se, dopo aver cercato di divinare in ogni modo il futuro, parlando di giovani e precariato (almeno per un magro periodo); o seguendo pedissequamente gli eroi, i loro cambiamenti e le conquiste emotive, le persone che lavorano per costruire la cultura avessero deciso di tentare la comprensione del presente parlando dell’ultima stagione della vita. Quella ingrata e difficile, quella che Roth lascia incarnare nella figura di suo padre in Patrimonio. Un padre che ha 86 anni e ne vorrebbe altri 86 per rifare tutto daccapo, per rompere le palle agli altri –hock, hock, hock – dicendo loro quanto la vita può essere migliore se, per esempio aggiungo io, invece di sbattere una porta, l’accompagni dolcemente.
Le donne sembrano essere il sembiante umano più favorevole ad esplorare la memoria di una vita intera. Minimum Fax raccoglie otto voci di donne, nuove e usate, in Tu sei Lei, antologia curata da Giuseppe Genna. M’incuriosisce questo titolo, sapere cosa scrivono oggi otto donne insieme o cosa Genna ha voluto costruire con questo libro. Fra le altre, Carola Susani, autrice di Pecore vive, racconta la storia di una badante rumena e della sua assistita. Si era già sentita, questa storia, la scorsa primavera dalle labbra di Elisabetta Rasy a Massenzio.
Lo spirito del tempo fa il suo dovere.

