Sto scrivendo la mia ultima tesi. Contro il parere di molti, ho cominciato la stesura di "L'attività dell'ufficio stampa nella piccola e media editoria".
C'era da aspettarselo. Torno da Bruxelles e sono uno straccio. Malatissima, ahimè!
“Vorresti dire che non sei né socialista, né anarchico e nemmeno no global, anche se pensi che il capitalismo sia mediocre e paranoide?... Allora cosa sei?”
“Sono un turista” risponde Puppy il cinico. “Uno che si gode il panorama”.
Mi piacerebbe vederla come Puppy il cinico, il protagonista del romanzo di Nirpal Dhaliwal, Turismo (Guanda).
Ovviamente non ci riesco.
Non riesco a fregarmene del fatto che Giuliano Ferrara fa un finto digiuno per inserire l’aborto nella moratoria contro la pena di morte. Sottoscrivo in pieno la proposta che gli fa Daria Bignardi dalle pagine del mio amato Vanity Fair: facciamo una campagna per una contraccezione consapevole, che eviti a ragazzine impotenti di ricorrere all’aborto. Lasciamo che la morale sia ancora qualcosa di vergine e personale.
Non riesco a fregarmene del problema dei rifiuti in Campania. Non riesco a fregarmene quando Vittorio Feltri dice “Perché la Germania dovrebbe prendersi l’immondizia napoletana?”. Non riesco a voltare la testa e a fare finta che Feltrin non esista: è più fastidioso di una zanzara d’estate. Ti fa diventare razzista, ti fa venir voglia davvero di avere una saracinesca a Firenze. Immagino i miei figli che, alla domanda “Dov’è Milano?”, mi rispondono “Cos’è?”.
Non riesco a fregarmene delle parole di Raffaele La Capria sul Corriere della Sera del 9 gennaio. “È possibile che un napoletano debba sempre giustificarsi di una colpa kafkiana davanti al tribunale dell’Italia?”. Concordo, ma aggiungo doverosamente: Signor La Capria, Lei la fa la raccolta differenziata? Facciamo che ognuno si prende le sue responsabilità e tutti ci uniamo per perseguire scopi più alti, tipo salvare la gente dai tumori provocati dall’inquinamento (non solo organico)? Che nessuno punta il dito contro l’altro, ché se Feltri non abitava a Milano e quindi non fosse costretto a gettare l’immondizia in bidoni differenziati, e se non ci fosse qualcuno a portar fuori i sacchetti per lui, sarebbe passibile anche lui del titolo di inquinatore irresponsabile.
Ora mi troverà con google e per me sarà la fine.
Quindi mi fermo qui e vi dico: ci sono molti libri che ho voglia di leggere, gli editori stanno lavorando davvero bene. Per il momento leggete qui: si tratta di una recensione su Fuggire di Jean-Philippe Toussaint e di 101 motivi per non smettere di guardare Beautiful di Giustina Porcelli.