Aspettando il nuovo anno, ho finalmente capito cosa voglio fare da grande.
Da grande voglio fare il muezzin.
Ogni giorno voglio salire cinque volte al giorno su una torre alta alta e insultare tutti.
Durante il tempo dell'avvento altrimenti noto come "tempo dello shopping e dell'esaurimento nervoso", ho avuto modo di osservare attentamente i comportamenti dei negozianti della capitale e di riflettere, a lungo, attentamente, sul perchè gli italiani odiano i romani. E sul perchè hanno ragione.
Sono tanto simpatici, ma tanto maleducati.
Così ho deciso, da muezzin, di stilare la top five dei negozi a più alto tasso di maleducazione della capitale.
5. Off licence via Faleria - Roma: benché sia la mia enoteca preferita a Roma e ci spenda dei bei soldi, non c'è mai mezzo euro di sconto e mi hanno fatto pagare la scatola regalo per la mia bottiglia. L'unico motivo per cui ci ritorno è che il commesso che lavora per John mi consiglia sempre dei gran vini. Gambero Rosso 2008 per cortesia e qualità. Freddezza, forse...
4. Prada in Via dei Condotti - Roma: aspettare dieci minuti dieci per sapere che una borsa costa 1500 euro mi sembra davvero eccessivo.
3. Benetton di Via del Corso - Roma: supplicare una commessa perchè mi dica che nemmeno in magazzino c'è più la taglia che mi serve per un regalo è davvero insopportabile. Guardarti come se fossi un insetto schifoso, fastidioso e noioso, ti fa passare la voglia di fare regali di Natale.
2. Contini Via Appia - Roma: il negozio più famoso di via Appia per gli oggetti della casa dove puoi comprare una coppia di cosini per il sale e per il pepe in poco meno di un'ora, farti insultare da alcune commesse ignoranti e burine e pagare tutto almeno un paio di euro in più rispetto al prezzo di mercato.
E la Palma d'oro della Maleducazione va a
1. COIN PIAZZALE APPIO - Roma: non solo per uno spiacevole episodio dovuto alla mia mania per le foto col cellulare che, ho capito dopo, in questo posto non si possono più fare (per l'11 settembre, mi ha detto un tipaccio, visto che mi ha guardato e mi ha dato della quindicenne stupida - per lo spionaggio industriale, vi dico io). Le commesse del negozio Coin di piazzale Appio vi guardano male se chiedete informazioni su dov'è collocato un prodotto nell'immenso negozio, vi scacciano se volete afferrare un massaggiatore mentre stanno rifornendo uno scaffale e vi fanno aspettare per qualsiasi cosa.
Così credo che il muezzin sia il mestiere più vicino alla mia essenza. Insultare tutti senza pensare. Senza ritrattare. E senza chiedere scusa. La forza delle corde vocali di un muezzin e la disperazione di un urlo nel vuoto. O un richiamo alla fede.
Ho solo voglia di gridare, ora.
Borse da 500 euro a botta, un vibratore che porta il mio cognome,
tutti i gusti dei bagnoschiuma acquolina, tutte le stagioni di Beautiful, tutti i dvd con le serie dei Simpson....
... sono impreparata sui grandi temi, quest'anno. Nel senso che le cose che vorrei per il mondo sono banali, le scrivo, ma tu non t'arrabbiare con me perchè non ho fatto i compiti.
Quindi parto con le frivolezze. Ovvero i regali che nessuno mi farà mai.
(Quindi ne parlo così, desiderandoli, è un po' come esserseli già fatti)
lampade ad energia solare (27,60 euro - www.firebox.com)
la lavagna sferoide di Muji (10,50 euro - www.muji.it)
The Complete on the corner session di Miles Davis (93 euro - www.amazon.com)
Bookinist, la poltrona con la ruota che porta te e i tuoi libri in giro per la casa (2.172 euro - www.moormann.de)

Un puzzle vintage, aquistabile anche con pezzi dalle forme strane! La mia passione per i puzzle è un segreto troppo nascosto, persino a me stessa... (www.libertypuzzles.com)
A questo si aggiunga: un viaggio ad Istanbul, una cena al ristorante La pergola (possibilmente romantica, ma anche enogastronomica va bene), lingerie, l'assicurazione di non perdermi mai più una puntata di Beautiful (a proposito, consiglio caldamente 101 motivi per non smettere di guardare Beautiful - lo sto leggendo in questi giorni per futura recensione e sto rispolverando ricordi che avrei preferito lasciare nascosti!), una notte nel più bell'hotel di Parigi (anche da sola va bene, giuto per godermi l'atmosfera), un concerto di Sonny Rollins, di Diane Reeves, di Louis Hayez e di André Previn (per fortuna so che la Reeves e Hayez saranno in Italia ad Aprile!), calzini colorati e calze di seta.
I desideri materiali possono essere davvero milioni. Quest'anno è stato decisamente difficile sentirsi a proprio agio con tanti desideri insoddisfatti. Ed è per questo che ora sì, mi vengono in mente le cose davvero importanti da chiedere.
Vorrei la pace nel mondo, come ogni brava Miss-qualcosa. Non perchè fa figo dirlo, ma perchè non posso credere che il nostro mondo sia così in pericolo e non ci sia una via una d'uscita.
Vorrei che le persone potessero arrivare a fine mese, che non ci fossero più lacrime versate per la povertà e per paura di esserlo. Vorrei che i banconi dei supermercati non fossero mai vuoti perchè è triste guardare le cassette della frutta senza la frutta. Vorrei che la mia famiglia vivesse per sempre, così potra aspettare la fine del mio giro nella mia vita e riaccogliermi.
La sesta fiera. Sei anni a Roma, sei fiere. Senza mancare nulla. Con il cuore a pezzi, con il cuore a mille, con le scale che ti portano al secondo piano, quello che nessuno conosce.
Anche quest'anno ci sono, che di editoria non voglio più sentir parlare da mesi per poi ricascarci un po' per gioco un po' per sfida (che poi le sfide servono solo a sentirsi ancora vivi). Low profile, sorrisi gentili, toni sommessi. Sto meglio, qui, che mi sento anche più a casa, rispetto al grande salone. Imparo, giorno dopo giorno, a trovare altri argomenti oltre l'editoria e le novità editoriali. E mi piaccio un po' di più -
- forse perchè tutte le energie le ho buttate via per qualcosa che non meritava nemmeno una lacrima (sì, sono tornata a piangere, erano due anni che non lo facevo). Qualcosa, e non qualcuno: perchè per quel qualcuno esistono solo "le cose che ho imparato ad amare". Allora o non sono una cosa e non c'è amore, o sono una cosa e quell'amore ora è completamente inutile.
Torno a fumare come prima. Di più, con più dolore al petto.
Crescere. Con fatica. Sola come sono sempre e da sempre. Perchè soli si nasce, si nasce dentro. S'impara a convivere con l'idea che ogni giorno si incroceranno facce e occhi, che il cuore potrà battere, ma che la verità è solo dentro e va ascoltata in un posto tranquillo, dove non ci sono urla (tue nè di alcuno). Che le urla fanno male.
Coscienza. Degli errori. Di quelli che non si vogliono fare più (lavoro lavoro lavoro). Di quelli che sai che farai ancora, per quanto puoi cambiare e adattarti (amore amore amore). Che tanto per nessuno vale la pena cambiare. Quando sei cambiato, nessuno se ne accorge, anzi, quasi ti hanno sulle palle di più.
Coscienza della propria forza. Di quella che fa mulinare le gambe e sorridere sorridere sorridere, anche quando non c'è niente per cui farlo e sai che torni a casa, in una casa vuota che ti urla lo schifo che hai combinato. O la perfezione assoluta che hai conquistato.
Voglia di sentire il corpo. Di nuovo, di sentirmi un essere umano.
Che non so da quant'è che non mi ci sento.
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