A prescindere da quello che c'è dentro, questi bento sono bellissimi, appetitosissimi, coloratissimi!
Intanto mi hanno pubblicato il pezzo su Cemento Armato. Ma, tutt'un tratto, non sono più tanto sicura del giudizio che ho dato.
Disagio. Sono all’Adriano in sala 4. La tela che ricopre le poltrone ha i buchi e gli schienali sono reclinabili. Mi sa che in questa sala c’ho visto Il favoloso mondo di Amélie. Mi ricordo che s’inceppò la pellicola.
Intorno a me vedo le facce di quelli che sono nessuno con la faccia da qualcuno (Valentina, dove sei?). E se la tirano, madre se se la tirano. Una mi fa spostare per mettere un casco sulla sedia accanto alla sua. Cioè sulla sedia dove ero io. Mi sembrava cortese fare questo breve spostamento: chissà che questa triste donna con dei mocassini marroni con calze beige corte a coste non avesse amici da aspettare. E infatti.
Snobbismo, molto più che nei libri. Gente che si crede cool, ma che sta scroccando un buffet gratis, un libro, un cd e due ore di film. Non si fa niente per niente.
La tipa spiega al suo collega che Cemento Armato è un film di Marco Martani, lo sceneggiatore di Notte prima degli esami e Notte prima degli esami oggi. Il cast è lo stesso, una sorta di rimpatriata noir. E d’improvviso ho voglia di saper riconoscere le facce dei critici per dire che ho incontrato tizio e poi caio. Tanto non frega niente a nessuno di quelli che conosco, ma a me piace.
Il film tiene, è buono, fa sorridere per molte cose.
Sapete perché gli americani si chiamano Gringo? E perché si dice Ok? Oggi lo so. Se ve lo lasciate raccontare del bellissimo Said, il braccio destro del cattivissimo Faletti, vi assicuro che non rimarrete delusi. Altrimenti guardate qui e qui.
Per tutta la durata del film ho continuato a pensare che Giorgio Faletti è così bravo come attore che non capisco perché debba fare lo scrittore. Ha minacciato la platea con l’annuncio dell’inizio della scrittura del quarto romanzo. Io e il bellissimo asiatico accanto a me abbiamo avuto un brivido all’unisono. Non era l’aria condizionata.
Segue la conferenza stampa. Non c’è niente di peggio che seguire una conferenza stampa con la voglia matta di andare a fare pipì. Vaporidis non guarda le donne negli occhi e la Crescentini trema. Dario Cassini ha una giacca di raso. Scelta discutibile. Faletti è tronfio, ma fisicamente affascinante. Il mio mito rimane il giornalista con gli occhiali da sole rossi e i calzini Gallo. Se qualcuno lo conosce, mi dica il suo nome. Era il più figo di tutti.
L’esperienza è stata formativa. Voglio riprovarci, se sarà possibile.
Hail to the Calze Gallo Man!
Intanto ho scritto la recensione. Uscirà a breve.