Gentile Sindaco Veltroni,
lungi da me l'idea di disturbarla.
Io scrivo questa storia e la dedico a lei, un racconto a metà tra la confidenza e l'appello accorato.
Perchè le cose importanti vanno raccontate. E se hanno un destinatario preciso, tanto meglio. Il racconto vien fuori più velocemente.
Dieci anni fa una ragazzina strappò una pagina di giornale (era La Repubblica) e l'attaccò al muro. Su questa pagina si pubblicizzava la festa di San Jordi, a Barcellona. 23 aprile, un giorno prima del suo compleanno. Si raccontava di libri scambiati fra amici e conoscenti, e di una sola rosa, regalata insieme al libro alla persona che amata. Troppo perfetto per lei, ragazzina appassionata di libri e romanticismo.
" I catalani infatti onorano il libro il 23 aprile perché in quello stesso giorno ricorrono la morte di Cervantes, quella di Shakespeare e l'onomastico di san Giorgio, il santo guerriero che, dopo aver sconfitto il drago, colse una rosa dal cespuglio germogliato dal sangue del mostro, per donarla a Sabra, la Principessa liberata. Si dice inoltre che il giorno di San Giorgio sia testimone della nascita di nuovi amori, ma è il desiderio di celebrare in modo intrigante e coinvolgente la passione per i libri e la lettura il sentimento protagonista di questa tradizione."
La ragazzina cresce, la pagina viene tolta dal muro perchè troppo ingiallita da dieci anni di sole. E perchè in fondo quella pagina non la guardava più nessuno, laggiù nella vecchia cameretta.
Sono sei anni che vivo a Roma e sono dieci anni che guardo il calendario e spero di segnare il nome di un luogo sul calendario accanto al giorno 23 aprile. Quest'anno doveva essere la volta buona, c'è mancato davvero poco. Poi, un po' per caso e un po' per consolazione, mi si racconta che San Jordi, ovvero San Giorgio esiste anche in Italia. A Milano, per la precisione.
E io dico: abbiamo importato nella Città Eterna tutto l'importabile, l'utile e il futile. Importiamo anche San Giorgio, importiamo la festa dei libri e delle rose, ché fa tanto capitale europea. E se, Signor Sindaco, è preoccupato per chi potrà organizzarla, stia tranquillo, lo faccio io. Non voglio nulla, solo la possibilità di portare una delle feste più belle del mondo in una città che merita la bellezza ogni giorno, graffiando fra le pietre, strappando alla fretta, rimanendo in silenzio nel caos.
[Per tutti quelli che sicuramente penseranno delle cose poco eleganti di questa lettera aperta... Ma fate un po' come vi pare! Ce l'avevo qui, nella testa, e l'ho scritta.]
[Ovviamente, se qualcuno sa di questa cosa a Roma, vi prego fatemelo sapere al più presto!!!]