Dopo aver sbavato sulla serie tv, ecco finalmente le avventure dei Griffin raccolte nel volume in uscita in questi giorni per le Edizioni Bd.
Per ritagliarmi un angolo di reale pace, mi rifugio in questo libro con un furiosamente fantastico Quagmire, un Peter appena appena sopra la soglia dell'umano pensiero quotidiano, uno Stewie in pienissima forma, cioè più cattivo che mai.
Mi tornano alla mente i pranzi a casa. 14,30 Italia Uno. Peter. E il bambino più cattivo del mondo che in questo fumetto ci regala i 100 modi per uccidere Lois. 100! E uno più divertente dell'altro!
Non è che sia un gran momento per la mia vena blogger. Troppe cose da fare. Forse troppo poche. Troppi pensieri, troppo tempo che scivola via senza che io passa farci nulla. E senza la possibilità di poter leggere quanto vorrei.
Quindi questo è solo un piccolo post per dire a tutti che sono ancora qui e che voglio bene a tutti!
(ok, la fiera del luogo comune è finita.)
[Per la serie, voglio farmi trovare da Google]
Divagando.
Vorrei attirare la vostra attenzione su questa immagine.

Col titolo "Scienze da scoprire" questa immagine rappresenta uno dei tanti sgorbi che la nostra facoltà pubblica pur di utilizzare tutte le forme testuali inventate dall'uomo per comunicare.
Francamente questa immagine mi comunica tante sensazioni, tutte poco positive.
Ora vorrei attirare la vostra attenzione su questa foto.

Questa foto è stata fatta presso la sede staccata della fighissima Facoltà di Scienze della Comunicazione in piazza Vittorio.
La causa del transennamento di questo corridoio che porta ai bagni è: cedimento della controsoffittatura.
Questa è la lamentela da pensionata.
Le foto, oh voi che volete fare new journalism, fatele alle cose vere. Fate parlare le cose importanti. Comunicate le cose essenzialil.
Niente libri. Niente racconti. Solo un po' di sconcerto. Non è una gran giornata.
O meglio, volerlo fare.
Fra le mie mani campeggia questo libro.

[John Kennedy Toole, Una banda di idioti, Marcos y Marcos]
Chi me lo ha consigliato, è qualcuno che sa sempre dove mettere le mani nella mia testa per tirarci fuori il meglio.
Dunque.
Leggendo fra una lezione e l'altra, fra una metro e l'altra, mi sono imbattuta forse in una delle più grandi odi al fancazzismo esistenti.
Siccome molto spesso mi ritrovo nella sgrazia condizione di pensare lo stesso di me, mi sono costretta a ridere di queste pagine. A ridere forte. E a pensare che è l'ultimo momento di vera libertà della mia vita. Ho pensato che se non spremo i limoni di questo tempo, davvero, sì, lo rimpiangerò.
Passo a condividere.
"Domani, Ignatius, devi tentare in qualche altro posto. Ci sono un sacco di occasioni in città. Proprio l'altro giorno parlavo con la signorina Marie Louise, quella vecchia che lavora dal Tedesco. Be', lei ha un fratello sordo: pensa che ha trovato un buon lavoro alla Goodwill Industries".
"Ecco, potrei provare anch'io!!
"Ignatius! Lì prendono soltanto ciechi o muti a fare scope e cose del genere".
"Penso proprio che sarebbero colleghi di lavoro piacevoli".
"Guardiamo sui giornali del pomeriggio. Forse c'è qualcosa di adatto a te".
"Se devo tornar fuori domani, non voglio uscire così presto. Oggi mi sono sentito tutto scombussolato mentre ero in città".
"Ma se sei uscito dopo pranzo!"
"Comunque, non mi sentivo bene. Stanotte jo fatto dei brutti sogni e mi sono svegliato tremante e tutto pesto".
"Ecco, senti un po'. Sono già un paio di giorni che vedo questo annuncio" disse la signora Reilly, tenendo il giornale molto vicino alla faccia. "Cercasi elemento di amico..."
"Ci sarà scritto 'dinamico'".
"Cercasi elemento dinamico, fidato, portato ai contratti umani..."
"'Contatti umani'. Dà un po' qua" disse Ignatius, strappandole di mano il giornale. "E' un peccato che tu non abbia studiato".
"Eravamo molto poveri".
"Per piacere non ricominciare con quella storia così triste; 'Cercasi elemento dinamico, fidato, portato ai contatti umani'. Signore santo, vogliono un mostro! Temo che non potrei mai lavorare per una ditta che ha una tale visione del mondo".
"Leggi il resto, tesoro".
"'Lavoro d'ufficio. Età compresa fra i venticinque e i trentacinque anni. Rivolgersi alla Manifatture Levy, Industrial Canal and River, ogni giorno dalle ore 8 alle ore 9'. Be', in questo caso non parliamone nemmeno più. Non ce la farei mai a essere in cittò prima delle nove".
"Ma tesoro, se vuoi lavorare, bisogna che tu ti alzi presto".
"No, mamma". Ignatius gettò il giornale sul forno. "Io ho orizzonti più vasti. Non cela farei a sopportare un lavoro come quello; forse per me l'ideale sarebbe consegnare giornali a domicilio".
"Ignatius, una persona adulta, grande e grossa come te non può andarsene in giro a consegnare giornali su una bicicletta che nemmeno ha".
"Mi potresti sempre accompagnare tu in macchina; io starei seduto dietro e lancerei i giornali dal finestrino".
"Ascoltami, figliolo" disse la signora Reilly che cominciava ad arrabbiarsi. "Devi tentare, davvero. La prima cosa da fare è rispondere a quell'annuncio. Tu stai cercando di perdere tempo, lo so; ormai ti conosco":
"Aaahhh" sbadigliò Ignatius, mostrando la lingua flaccida e rosata. "La ditta 'Manifatture Levy' mi sembra ancora peggiore di tutte le altre che ho contattato. Sta' a vedere che ho già toccato il fondo".
"Abbi pazienza, figliolo. Andrà tutto benone, vedrai".
"Oh, Signore".
L'autore di questo romanzo è morto suicida. La madre si è battuta per anni per farlo pubblicare, molestando scrittori e d editori.
L'autore di questo romanzo non potrà commentare questo post, ma colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente gli autori passati a farmi visita.
è bello incontrarsi, ogni tanto...
Finito Periferie. Con il bellissimo racconto di Nicola Lagioia.
In questo caso la stellina in più se l'aggiudica per un puro caso di affinità territoriali. Io sono pugliese, lui è pugliese. Non ho mai vissuto il quartiere Japigia, ma so di cosa sta parlando. E se al posto della vodka ci avesse messo l'espressino, la croce e delizia di tutti i baresi al bar, be' allora sarebbe stato perfetto.
Ma l'alcool, si sa... è più coreografico.
Questo racconto è più intenso degli altri, forse perchè tracciato da una mano più giovane che tenta di ricucire la lacerazione.
[Ricordo sempre, come un mantra, le parole di Eugenio Scalfari sugli emigrati dal Sud al Nord "Un solo desiderio hanno: riportare le ossa pellegrine sulla terra natìa". Ogni santo giorno me lo ripeto, cercando di andare sempre più lontano, cercando di mettere i lembi di questa ferita sempre più vicini, per non perdere sangue.]
Lasciar passare Dieci anni (il titolo del racconto) e tornare, dopo aver girato, girovagato, cazzeggiato e capito, e vedere che tutto è cambiato, che la ferita fa male ma non perchè si torna a contatto con la propria terra in maniera nostalgica, ma perchè tutto ciò che c'era è scomparso, tutto ciò che era abbastanza importante per spingerci a tornare è finito inghiottito sparito.
Ed è il dolore. La sconfitta della realtà sulla nostalgia. La memoria, valido alleato, può poco di fronte ad un nuovo palazzo, alle nuove abitudini della gioventù pugliese con la droga.
Ieri, grazie ad una docente molto particolare, la prof.ssa Rossignaud, la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma ha avuto come ospite il dott. Corrado Corradi, direttore generale della Divisione Espresso.
La cosa più interessante di questo incontro ed il motivo per cui ne scrivo è che il dott. Corradi ha finalmente chiarito un punto su cui per tre anni ho sentito peste e corna dagli editori.
Problema: il 16 Gennaio 2002 il gruppo Espresso si è inventato che, invece dei fascicoli in regalo con Repubblica, avrebbero potuto vendere dei libri stampati da loro. Praticamente si sarebbero trasformati in editori librari.
Da quel giorno, gli editori e i librai, specie quelli piccoli, hanno accusato Repubblica di aver sabotato il mercato. O almeno così faceva il mio primo datore di lavoro. Be', ieri ho scoperto che non è vero ed era davvero facile arrivarci.
Innanzitutto è affascinante il meccanismo con cui si sono inventati questa operazione: oltre all'intuizione geniale e ad una gran fortuna, ragionando successivamente hanno pensato che il senso di colpa è il più grande motore di marketing della storia dell'uomo economico. Così perchè non dargli tutta la narrativa fondamentale del Novecento per placare il senso di colpa che porta il nome di "Ignoranza"? E ce l'hanno data. Ma questo non ha ammazzato la lettura, anzi! La gente ha cominciato a conoscere le cose importanti per poi andare in libreria e comprare, magari, anche lo stesso libro, anche per qualcun'altro! Geniale. Romano Montroni, forse il più grande librario italiano, cresciuto (professionalmente) all'ombra delle due torri, ha rivelato a Corradi che, al' uscite del nuovo volume della collana del Novecento (perchè è questo che abbiamo acquistato, una Collana, un concetto, un mondo), lui, nella sua Feltrinelli di Piazza Ravegnana metteva fuori in pila lo stesso libro pubblicato dalla casa editrice specifica. E si vendeva. Eccome se si vendeva.
In definitiva, andando a stringere: l'operazione classici del Novecento e dell'Ottocento di Repubblica è stata nient'altro che una mega operazione di Promozione della lettura. E in un paese con otto milioni di lettori forti non è male. Non è per niente male.
E quando a dirtelo è uno che ha il sorriso aperto di un bambino, l'entusiasmo di un ragazzino e la saggezza e l'umiltà di un uomo... be', il discorso rischia davvero di diventare così interessante da restare a parlare all'ingresso della Facoltà per un tempo un po' più lungo di una canonica lezione.
[Io so chi sono.]
[E mi piace.]
[Stasera ho paura. Mi sento braccata da me stessa. Ho una paura feroce. La Champions League di là non aiuta.]
Dopo Milano, in Periferie seguiva la Napoli di Giuseppe Montesano e la Bologna di Emidio Clementi.
Amo chi fa parlare le città.
è un gesto di grande nobiltà nei confronti del tempo e di grande umiltà nei confronti della vita.
Dunque, Beppe Sebaste ci porta nelle periferie di Roma. In particolare a Tor Fiscale. Il racconto di questa frontiera è molto duro, come un dente che fa male. La guardi, senti il dolore del brutto e dell'impossibilità, e speri che passi presto.
Sebaste racconta di una donna che, commentando la tossicodipendenza fra i ragazzini, dice: "è un problema di dipendenza, allora bisognerebbe dare loro la dipendenza al bello, fin da bambini, perchè attraverso il bello c'è il cambiamento, c'è il miglioramento della vita".
Ma non è questo. Oltre all'attenzione, all'accuratezza dello sguardo di Sebaste, al coraggio di saper guardare tutto, ma proprio tutto, ogni arco di quella periferia purulenta, c'è la sapienza dedicata alla costruzione della bellezza.
"A una donna di cui ero innamorato scrissi una volta che lei era 'come un prato di periferia che è sopravvissuto'. Ho abitato in molti posti diversi, eppure quella frase non avrei potuto immaginarla senza aver conosciuto Roma. Ma preso atto ormai della scomparsa di quei campi spelacchiati che rendevano lirica come un'aureola anche la cresta dei palazzoni speculativi nelle fotografie di Pasolini, 'periferia potrebbe iniziare già nel punto di partenza del viaggio con Laura Palmieri verso Tor Fiscale..."
Io so di cosa sta parlando Sebaste.
La poesia dei prati spelacchiati.
[Corato, via Ruvo]
Questo è il mio.
Quando è iniziata quella storia delle lettere e ho conosciuto quel qualcuno di cui parlo spesso, ho scoperto che amavo questo prato spelacchiato. Affinità parlava di viaggi in Patagonia, di irrequietezza e immobilità, di Stati Uniti e un altro miliardo di posti che io ancora oggi sogno di vedere. Lui, a 16 anni, aveva visto già abbastanza, abbastanza per farselo bastare una vita intera.
Una mattina, accompagnando mio padre a prendere la macchina nel box che sta appena oltre il limite di questa foto, giro la testa, la saracinesca va su ed io vedo per la prima volta questo prato spelacchiato per quello che è per davvero.
Inondato dalla luce rivelatrice delle 8 del mattino, col sole appena su, caldo e pulito, quel prato diventò il luogo esotico della mia vita. L'inconnu a portata di mano, l'altrove a domicilio. Il posto più lontano che potevo raggiungere.
Questa è la mia Patagonia, scrissi ad Affinità.
E lo sarà sempre.
Ogni volta che torno a casa ci faccio un salto. Perchè so che questo non è un posto infinito. Aspetto che un giorno mia madre mi dica: "Sai, hanno iniziato i lavori nel campo dietro al garage". Ed allora un'altra piccola parte delle mie radici verrà erosa, senza pietà. Non c'è pietà per i ricordi legati ai luoghi. Ed è per questo che è importante custodirli. Con la scrittura e le foto e le parole gettate al vento e soffiate dentro le persone.
Questa è una cosa che di me sa solo Affinità. Prendetela come la terza cosa che non sapete di me.
O prendetela come vi pare. Io, su quel muretto ci ho letto Madame Bovary, ho fumato la mia prima sigaretta, ho guardato diverse albe davvero significative, ho scommesso con mia sorella sulla durata degli amplessi dei tipi nelle macchine parcheggiate lì per consumare l'amore.
Questa è la mia periferia. è uguale a tante altre.
E ha una storia. Come tante altre.
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