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North is the new South
Utente: SwingingLit
"Io non leggo mai i libri prima di recensirli per non farmi influenzare." Un recensore


Sono una che ha un sacco di cose da dire. Forse troppe.


"Scusa la casa ordinata, cara, ma non ci sono molte donne che vengono a metterla in disordine."
Lo Specchio Scuro, Robert Siodmak


"Chi scrive libri lo fa soltanto perchè non trova la forza di non farlo."
KarL Krauss
Parliamone...

Lui:"Tu non mi vuoi bene"
Lei:"Io ti amo."
Lui:"Ah, ecco perché."
kaplan.splinder.com

Dicono di lei

"Ogni tanto ha sempre ragione".
Michele Foschini, traduttore

"Se avessi saputo che si occupava di letteratura non avrei fatto il regista."
Stanley Kubrick, Special Content nel dvd Shinings,febbraio 1980

"Se fosse stata il mio agente stampa, chissà dove sarei ora."
Fedor Michajlovic Dostoevskij, New Siberia, prima di morire

"Sono stato frainteso. Mi hanno messo sul rogo. Se avessi avuto lei come ufficio stampa, tutto questo non sarebbe successo."
Giordano Bruno, L'Eco del Martire

"C...o,è un tipino travolgente" L'uragano Katrina

"Se fosse il mio agente non mi occorrerebbe essere un genio." Henrik

"She can handle big news and little news. And if there's no news, she'll go out and bite a dog."
Direttore Risorse Umane anonimo

"è il faro della femminilità." Il lettore di Telpress

Posta anche tu con un commento una frase da inserire nel "Dicono di lei".
"Lei" vi sarà infinitamente grata!
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Hanno lasciato il segno

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ci sono *loading* tracce di voi
martedì, 27 febbraio 2007

Parlare del non letto

Stefano Salis ha un dono importante: è dissacrante, "sborone" e intelligente. E riesce anche a risultare simpatico, pur essendo uno dei critici più innarrivabili della scena giornalistica contemporanea.

[Attenzione: non ho nessun motivo lavorativo per scrivere queste cose.]

Leggevo Domenica del Sole24ore quando un articolo colpisce i miei occhi un po' umidi [perdite idrauliche]. Pierre Bayard, professore di letteratura francese, ha regalato una preziosa riflessione sulla pratica del parlare di libri che non si è letti. Barbaro, ma necessario. Salis esordisce così.

"Fate l'esperimento: presentatevi al cocktail editoriale, alla festa fra scrittori, al festival letterario e ammettete - senza paura - che non avete letto Joyce. Che di Virgilio avete dei vaghi ricordi scolastici. Che Flaubert e Dostoevskij non vi tengono svegli tutta la notte. Che i titoli e i colori tenui di Adelphi non vi fanno eccitare, che alla visione di sguincio di un mattone einaudiano, ebbene sì, preferite avere occhi solo per la partita di Champions League. Orrore, disgusto, sorrisini imbarazzati, sguardi di compatimento. Avete perso punti. Site tagliati fuori."

Avanti, ditemi, confessate: quante volte avete desiderato farlo, scandalizzare, provocare, invece di assentire con un generico "Bellissimo! Sì, è vero...".
Io? Migliaia di volte... E a volte l'ho anche fatto. Ma è una roba troppo avanti per il presunto jet-set editoriale.

"Eppure il rimedio c'è."
Avanti, Salis, dicci tutto.
"Provate a parlare dei libri che non avete letto come se lo aveste fatto. è un giochino molto diffuso, che funziona e, anzi, riveste un ruolo sociale ben definito. Lo ha codificato Pierre Bayard."

Il saggio si chiama in modo molto banale Come parlare dei libri che non si sono letti. Bayard ci fa presente la drammatica situazione simbolica in cui vessa oggi il libro e l'atto del leggerlo. "L'obbligo sociale della lettura, [...] quello del dovere aver letto un libro per poterne parlare. Un sistema di obblighi e divieti che ha la conseguenza di generare una diffusa ipocrisia sui libri. 'Non conosco settori della vita privata - spiega Bayard - ad eccezione dei soldi e del sesso per i quali è così difficile avere informazioni certe come quello della lettura".
Ve la faccio breve. Ovviamente Salis ci ricorda di non rischiare figuracce in pubblico, di non dimenticare che esistono categorie sociali che Devono sapere le cose di cui parlano, ma che soprattutto è necessario recuperare un sano rapporto fra lettori e libri, arrivando anche a dirsi "Non l'ho letto e non mi piace!" (cosa successa per Dan Brown e Federico Moccia di cui qualcuno ha ben codificato l'essenza della futilità).
Tutto ciò serve ad evitare di diventare come gli intelletualoidi di Corinne Maier (autrice di Intellettualoidi di tutto il mondo, unitevi!): ossia degli sfigati che inseguono la cultura alta o presumono già di possederla, che aspirano sempre a una qualità "metafisica" rifuggendo da qualsiasi prodotto culturale, che parlano un linguaggio astruso o inesistente e, insomma, si compiacciono di essere in pochi sì, ma molto buoni.

Ipercoop (6)
[Piccolo ricordo di una gita all'Ipercoop.
Stanno svendendo la mia infanzia a 0,35 euro a pacco da due.
C'è un uomo che mi ha conquistata facendomi compilation della sua musica preferita. Ha fatto questo per due anni.
Nick Hornby  e le regole della compilation di Alta Fedeltà li ha inventati lui.]





Segnalo un bel dialogo di 2X0.

postato da: SwingingLit alle ore 17:57 | link | commenti (12)
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domenica, 25 febbraio 2007

Le cinque cose che non sapete di me

Volevo scriverle oggi.
Ma, anche cercando di radunare le idee per bene, spremere tutti neuroni ormai stremati, prigionieri e diseredati, non sono riuscita a stendere la top five dei miei segreti.
[Chi mi conosce veramente ora dovrebbe dire "Perchè? Tu hai dei segreti?"]

Allora ho pensato: io comincio col primo che oggi mi ha fatto balenare la possibilità di questo post. E che, comunque, mi faccia rimanere nel seminato tracciato dal primo giorno di questo blog.
Ecco.
Numero uno.

Colleziono edizioni in tutte le lingue del Piccolo Principe.
Ecco la foto che ne documenta lo stato attuale.
La collezione
Il trucco è questo: andare in un paese straniero e comprare una copia del Piccolo Principe nella lingua del posto. Non tutti i volumi che vedete sono stati acquistati dalla sottoscritta. Molti mi sono stati portati da un affezionato seguace.
Ad oggi, la collezione consta di 13 pezzi nelle seguenti lingue: Italiano, Francese, Catalano, Castigliano, Tedesco, Olandese, Portoghese, Polacco, Russo, Croato, Arabo, Libanese e una vecchia edizione in Inglese acquistata presso "A Kenny Gallery" di Galway, una libreria di testi esclusivamente gaelici. No, quella in Gaelico non c'era. Ho il mio spacciatore di fiducia. Affinità è uno che viaggia più di quanto respiri e che ha in consegna forse uno dei pezzi più rari di questa collezione, la versione in Napoletano del Piccolo Principe, una vera chicca. è a casa sua, ma ciò non è molto importante. Accetto contributi da chiunque, chiunque abbia la fortuna di vedere un po' di mondo.

Per ora solo questo.
Al mio ritorno a casa ho trovato un po' di letture arretrate.
Letture Arretrate (1)
Tutta roba impegnata. Ma quanto ci piace!!!
Vi prego, firmate una petizione contro mia madre che vuole sospendermi l'abbonamento che onoro da ben 15 anni!!!


E ora un'ultima cosa. Mi sono innamorata delle sfumature della prosa di Buzzati. Arrivo forse sempre troppo tardi, come il grazioso anonimo si premura sempre di sottolineare. Ma mi piace aver trovato cose come la frase che sto per scrivere, nel momento in cui la mia testa e il mio cuore sono pronti ad accoglierle con l'adeguato trionfo.

"Di colpo egli capì ciò che dicevano, capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare stupefatti e diciamo 'che bello' e qualcosa di grande entra nell'animo nostro. Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.
Un segreto molto semplice: l'amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d'amore."
D. Buzzati, Un Amore, Mondadori 1963, p.110.

postato da: SwingingLit alle ore 22:59 | link | commenti (4)
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giovedì, 15 febbraio 2007

Storie di San Valentino

Siccome vogliamo far finta di essere anticonvenzionali, scrivo il mio post di San Valentino il giorno di San Faustino. Aggiungo: vivo in una città talmente grande che non sono riuscita a cogliere nessuna scena di San Valentino degna di nota.
Questo post sarà lungo. Non me ne importa che andiate fino in fondo a leggerlo, francamente. Lo scrivo per me e per chi ha il coraggio di non annoiarsi di me.

 


Francesco e Maria

 

Francesco vide, per primi, gli stinchi. Maria stava pestando dell'uva in un grande tino messo al centro dell’unica stanza di casa sua. Tutt’attorno, genitori e sorelle.

Alta e bionda. Massiccia, con il corpo che dice "Amami e fidati".

Francesco, col cappello in mano, si fermò a guardare gli stinchi di Maria che stantuffavano i piccoli chicchi.

Maria aveva un pretendente e Francesco questo ancora non lo sapeva. Francesco, inoltre, stava per sposarsi quando vide gli stinchi di Maria. Dev'essere stato qualcosa del modo in cui le bucce dei chicchi d'uva strisciavano contro la pelle. O l'odore del vino misto a quello di lei e della sua casa. Gli odori delle case conquistano, a volte. O dev'esser stato qualcosa che ha a che fare col destino e con un cassettone che stava per passare per la seconda volta in dote alla moglie sbagliata. Francesco aveva "giurato" al comune per quest'altra donna. E ora era tutto da rifare.

 -Buongiorno, - disse Francesco entrando in casa.

Le case a livello della strada richiedevano solo un bussare che sovrastasse i mille rumori di una casa in piena attività, molto più simile ad una fabbrica che ad un ambiente domestico.
-Cosa vuoi? – disse Savino, il padre di Maria.

-Quella ragazza.

Disse questa cosa senza puntare il dito, senza gesti eclatanti, ma solo alzando di poco il mento a llargando di molto cuore e pupille.La lotta tra Francesco e Aldo per Maria ha qualcosa di comico. Aldo era un "gagà", un dandy diciamo. Uno che avrebbe tolto Maria dall'impiccio di lavorare e pensare per tutta la sua vita.

E non è un clichè, è la pura verità.

Ma che i soldi non fanno la felicità si sapeva anche a quei tempi e Savino era uno che non dava via le figlie per denaro. Per fortuna.

La guerra scompaginò i piani di Francesco e Maria. Stavano per sposarsi e le vedove di guerra andavano molto di moda in quel periodo. Infatti, da un'altra parte, a pochi isolati di distanza, Michele lasciava Angela e 4 figli per andare a guardare il porto di Napoli e poi tornare indietro, da disertore. Da innamorato.

Francesco non si fece prendere dal panico. Guardò Maria negli occhi.

-Io non ti sposo adesso. Ti sposo quando torno. Perchè torno, hai capito?

Che detta così fa molto "Salvate il soldato Ryan", ma stateci. Chiudete gli occhi e credeteci.
Maria lo aspettò. Del resto non aveva altra scelta. Il gagà era andato via. Amava Francesco, per davvero, ma la vita a volte chiede alle donne di essere quello che non si vuole. è solo una questione di conservazione della specie.

Francesco ebbe molte avventure.

Prigioniero in Grecia

(dove imparò a dire Kalispera e Parakalo. è importante essere educati, anche quando sei prigioniero).

Tre mesi.


Prigioniero in Germania

(dove lo trattarono così bene che quasi non voleva più tornare. Imparò a rimorchiare, ammiccando allusivo e dicendo "Eine 

shöne Fräulein!". Ma c'era Maria e i suoi stinchi e tutta quella roba che le scendeva sulla pelle mentre era nel tino. Toccava pelare quelle dannate patate, mangiare le bucce, sopravvivere e tornare).
Tre anni.


Poi Francesco tornò. E Sposò Maria.
 
Quando lo incontro, gli chiedo da quanti anni stanno insieme.
-56. Non sono uno scherzo.


Ma non ti è mai capitato... di tradirla?

-Be', - mi fa Maria - vuoto o pieno, l'importante è che il sacco torni a casa.

-Io non ti ho mai tradita!
Ma ora, dopo tutto questo tempo, cos'è lei per te?

-è la Madonna. La cura che ha per me mi emoziona come il primo giorno.

Maria è diventata stortignaccola. Si è accartocciata sul metro e 60. Francesco continua a sovrastarla dal suo ormai metro e 80.

Non è che si guardano negli occhi, non è questo. Ma c'è qualcosa nel modo in cui hanno coordinato i loro gesti nel piccolo spazio in cui vivono. E c'è qualcosa nella serietà con cui svolgono le elementari operazioni della propria vita. E ancora, c'è il modo in cui Francesco guarda Maria. E il modo in cui Maria arrossisce mentre pulisce le rape.
Maria ha 87 anni.

Francesco ne ha 91.

Sono la prova di una buona approssimazione all’idea di amore eterno.

 Nonni2















Savino e Maria
 

Non è che Savino ha rubato la moglie di Francesco. Maria è diventata sua madre. Poi ha incontrato un’altra donna, e si chiamava Maria. Il destino ha il senso dell’umorismo oppure poca fantasia per i nomi.

Quando Savino aveva 19 anni, Maria ne aveva appena 15. Cosa ne sa una donna dell’amore a 15 anni? Sa solo che ci sono gesti e oggetti inequivocabili e che è a quelli che bisogna affidarsi per capire.

Così Savino un giorno le diede un piccolo anello. Maria sorrise. Erano in una cosa a metà fra le medie e le elementari. Cinquant’anni fa non si era così fiscali sull’istruzione: meno guai, più lavoro, più soldi. Idee più semplici. Più facile innamorarsi di chi fa della felicità un fatto semplice e concreto.

Savino diede questo anellino a Maria.

Savino incontrava spesso la piccola Maria a spasso con le sorelle più grandi. La guardava senza capire. Allora andava al bar con la sua vespa e si atteggiava. Savino era davvero grandioso nell’atteggiarsi.

Savino è stato l’unico uomo di Maria. Maria non è stata l’unica donna di Savino, che solo così ha potuto capire che era lei quella giusta. Quando sei a Jesolo e le tedesche ti sventolano il culo sotto gli occhi e tu hai 23 anni e sei un ufficiale dell’areonautica, quando succedono tutte queste cose insieme e hai ancora sangue per sentire l’odore delle donne, c’è davvero poco da fare.

Ad un certo punto, i chilometri erano diventati troppo pesanti per le spalle di Maria. Succede con le distanze, non è colpa loro: è che esistono, e le persone non capisco che bisogna ucciderle a colpi di kalashnikov. Maria lascia Savino, che anche quando era vicino riusciva a combinare dei casini tipo “Ho dato appuntamento a tre donne lo stesso giorno alla stessa ora nello stesso posto e non me ne sono accorto”. Cose così.

(Che poi queste cose succedevano solo negli anni Cinquanta.

Mi sapete dare notizie di un uomo ancora capace di queste strabilianti imprese?)

Savino era uno a cui le donne piacevano troppo. Gli piacevano così tanto che una volta ha rischiato anche di andare a letto con un’imitazione. Una buona imitazione, dice lui ogni volta, arrossendo di vergogna e sogghignando.

Maria era stufa di essere presa in giro. Lasciò Savino. E continuò ad amarlo come solo le donne al primo uomo possono. Lasciò quest’uomo, ufficiale, gentiluomo e figli ‘e ‘ntrocchia, e continuò a fare al meglio quello che sapeva fare: lavorare. Se vi dicessi dove sono nati questi due, la parola lavoro vi suonerebbe falsa come una moneta da tre euro. Eppure Maria divenne in breve una delle donne più ricche della sua città. Continuando ad amare Savino, che non è impegno da poco.

A discolpa di Savino c’è da dire che:
1) in uniforme, stava benissimo

2) scriveva lettere molto belle, con messaggi cifrati, numerati e nascosti, indovinelli, parole lussuriose… Insomma, era uno che ci sapeva fare con l’amore

3) in qualche modo, sapeva capire quando sbagliava.

Savino riuscì a convincere Maria che stare insieme era l’unica cosa che volessero entrambi. E siccome lei non ne era troppo convinta, lui da Chioggia prendeva improbabili treni, macinava paziente tredici, quindici ore di viaggio e andava a darle un bacio, uno solo, perché Maria era così cronicamente in ritardo quando doveva uscire con Savino che lui passava le sue licenze ad attendere nel salotto buono di casa Torelli con il vecchio Michele che, guardandolo, diceva “Siend a mic, vattin…!” *

Savino stoicamente aspettava.
Le dava un bacio e andava via.

Ad un certo punto, Savino realizzò di non sopportare più quei trenti. Fu come se tutta la loro bruttezza lo avesse colpito in pieno viso con un unico movimento. E capì che la sua terra lo stava richiamando indietro. L’ultima volta, nell’orto di suo padre, aveva visto la luce del sole tutta particolare contro gli alberi e aveva pensato che non ce n’era una uguale altrove. Aveva sentito l’odore della terra (ché Rossella O’Hara non aveva tutti i torti con quella faccenda di Tara). Ha sentito un odore particolare, che, questo sì, ha un nome preciso. Futuro.

Il futuro ha un odore molto preciso. Ha qualcosa a che fare col vino.

Così Savino decise di tornare e di andare a lavorare nell’azienda di Maria.

Un giorno, mentre lei registrava le ore di lavoro delle dipendenti, le disse: sposami.

E lei: no, ho troppo da lavorare.
Poi però gli sorrise lo stesso.

Quando si sono sposati, la chiesa era gremita di gente. Il prete conosceva entrambi da una vita e più che ad una cerimonia religiosa, sembrava di assistere ad una partita di briscola in un bar. Savino si è anche sbagliato nel prendere la mano di Maria per infilarle l’anello e Don Gino gli ha bacchettato le mani con il microfono.

Dopo due anni da quel giorno, Savino si ritrovò a guardare Maria attraverso la tavola pronta per il pranzo.

- Io e te. Da soli, cosa siamo? Valiamo più o meno… ‘n acquasal**!

Savino sorrise, arricciando le labbra. Lei rispose al sorriso, per poi baciarlo e mettersi a fare un bambino con lui.

Anche in questo Savino è stato grande: un uomo che chiede ad una donna di fare un figlio non è cosa da poco.

Oggi hanno due bambine, un cane che si chiama Pluto, una gatta che si chiama Osvalda.

Stanno insieme da 37 anni: 27 di matrimonio e 10 di fidanzamento. Savino è uno che ha molta pazienza e credo che anche questa sia una buona approssimazione a tutto questo discorso dell’amore.

Savino e Maria










 
 
*[traduzione: Senti a me, vattene…!]
 

**[traduzione: Acquasala: minestra composta di acqua, sale, olio, limone e aglio, mangiata con abbondante pane vecchio. Alimento di base del buon contadino che stecchisce il sex appel in dieci cucchiaiate, ma che dà un’eterna e insostituibile soddisfazione al palato.]

  

Spero che il vostro San Valentino sia stato bello, divertente, colorato, pieno di cuoricini e di baci.Spero però che i vostri non San Valentino siano ancora più belli. E che abbiano la forza di una buon approssimazione.

 

Letture:
W.H. Auden, La verità, vi prego, sull'amore.
A. Baricco, Castelli di rabbia.
F. Dostoevskij, Le notti bianche.
J. Winterson, Scritto sul corpo.

...
 

postato da: SwingingLit alle ore 15:43 | link | commenti (7)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

7 febbraio

Non ho mai fatto entrare la mia vita persona in questo blog. Se non sotto forma di libro, promozione, presentazione- esaltazione. Perchè non mi piace essere vulnerabile. Non qui.
Ma oggi è importante andare qui.
è la rinascita. Il primo passo nella boscaglia. Il non facile passo.
Perchè "I will have no man in my boat who i not a whale".



postato da: SwingingLit alle ore 22:07 | link | commenti (7)
categorie:
domenica, 04 febbraio 2007

Wiki-romanzo

Per la serie, dove li abbiamo visti, nasce su www.amillion-penguins.com il primo tentativo al mondo di narrativa collettiva al mondo. è in inglese. è realtà.
Noi ne sapevamo già qualcosa, nel 2004. Perchè siamo sempre stati molto avanti. è solo che abbiamo avuto paura di non riuscire a livellare i nostri ego.
Sarebbe carino sapere se verrà mai finito, 'sto wiki romanzo.

Se il wiki vi piace, cominciate a scoprirlo da qui.



postato da: SwingingLit alle ore 21:04 | link | commenti (7)
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