[Piccolo ricordo di una gita all'Ipercoop.

Siccome vogliamo far finta di essere anticonvenzionali, scrivo il mio post di San Valentino il giorno di San Faustino. Aggiungo: vivo in una città talmente grande che non sono riuscita a cogliere nessuna scena di San Valentino degna di nota.
Questo post sarà lungo. Non me ne importa che andiate fino in fondo a leggerlo, francamente. Lo scrivo per me e per chi ha il coraggio di non annoiarsi di me.
Francesco e Maria
Francesco vide, per primi, gli stinchi. Maria stava pestando dell'uva in un grande tino messo al centro dell’unica stanza di casa sua. Tutt’attorno, genitori e sorelle.
Alta e bionda. Massiccia, con il corpo che dice "Amami e fidati".
Francesco, col cappello in mano, si fermò a guardare gli stinchi di Maria che stantuffavano i piccoli chicchi.
Maria aveva un pretendente e Francesco questo ancora non lo sapeva. Francesco, inoltre, stava per sposarsi quando vide gli stinchi di Maria. Dev'essere stato qualcosa del modo in cui le bucce dei chicchi d'uva strisciavano contro la pelle. O l'odore del vino misto a quello di lei e della sua casa. Gli odori delle case conquistano, a volte. O dev'esser stato qualcosa che ha a che fare col destino e con un cassettone che stava per passare per la seconda volta in dote alla moglie sbagliata. Francesco aveva "giurato" al comune per quest'altra donna. E ora era tutto da rifare.
-Buongiorno, - disse Francesco entrando in casa.
Le case a livello della strada richiedevano solo un bussare che sovrastasse i mille rumori di una casa in piena attività, molto più simile ad una fabbrica che ad un ambiente domestico.
-Cosa vuoi? – disse Savino, il padre di Maria.
Disse questa cosa senza puntare il dito, senza gesti eclatanti, ma solo alzando di poco il mento a llargando di molto cuore e pupille.La lotta tra Francesco e Aldo per Maria ha qualcosa di comico. Aldo era un "gagà", un dandy diciamo. Uno che avrebbe tolto Maria dall'impiccio di lavorare e pensare per tutta la sua vita.
Ma che i soldi non fanno la felicità si sapeva anche a quei tempi e Savino era uno che non dava via le figlie per denaro. Per fortuna.
La guerra scompaginò i piani di Francesco e Maria. Stavano per sposarsi e le vedove di guerra andavano molto di moda in quel periodo. Infatti, da un'altra parte, a pochi isolati di distanza, Michele lasciava Angela e 4 figli per andare a guardare il porto di Napoli e poi tornare indietro, da disertore. Da innamorato.
Francesco non si fece prendere dal panico. Guardò Maria negli occhi.
-Io non ti sposo adesso. Ti sposo quando torno. Perchè torno, hai capito?
Che detta così fa molto "Salvate il soldato Ryan", ma stateci. Chiudete gli occhi e credeteci.
Maria lo aspettò. Del resto non aveva altra scelta. Il gagà era andato via. Amava Francesco, per davvero, ma la vita a volte chiede alle donne di essere quello che non si vuole. è solo una questione di conservazione della specie.
(dove imparò a dire Kalispera e Parakalo. è importante essere educati, anche quando sei prigioniero).
Tre mesi.
(dove lo trattarono così bene che quasi non voleva più tornare. Imparò a rimorchiare, ammiccando allusivo e dicendo "Eine
Tre anni.
Ma non ti è mai capitato... di tradirla?
-Be', - mi fa Maria - vuoto o pieno, l'importante è che il sacco torni a casa.
-è la Madonna. La cura che ha per me mi emoziona come il primo giorno.
Maria è diventata stortignaccola. Si è accartocciata sul metro e 60. Francesco continua a sovrastarla dal suo ormai metro e 80.
Non è che si guardano negli occhi, non è questo. Ma c'è qualcosa nel modo in cui hanno coordinato i loro gesti nel piccolo spazio in cui vivono. E c'è qualcosa nella serietà con cui svolgono le elementari operazioni della propria vita. E ancora, c'è il modo in cui Francesco guarda Maria. E il modo in cui Maria arrossisce mentre pulisce le rape.
Maria ha 87 anni.
Sono la prova di una buona approssimazione all’idea di amore eterno.

Non è che Savino ha rubato la moglie di Francesco. Maria è diventata sua madre. Poi ha incontrato un’altra donna, e si chiamava Maria. Il destino ha il senso dell’umorismo oppure poca fantasia per i nomi.
Quando Savino aveva 19 anni, Maria ne aveva appena 15. Cosa ne sa una donna dell’amore a 15 anni? Sa solo che ci sono gesti e oggetti inequivocabili e che è a quelli che bisogna affidarsi per capire.
Così Savino un giorno le diede un piccolo anello. Maria sorrise. Erano in una cosa a metà fra le medie e le elementari. Cinquant’anni fa non si era così fiscali sull’istruzione: meno guai, più lavoro, più soldi. Idee più semplici. Più facile innamorarsi di chi fa della felicità un fatto semplice e concreto.
Savino incontrava spesso la piccola Maria a spasso con le sorelle più grandi. La guardava senza capire. Allora andava al bar con la sua vespa e si atteggiava. Savino era davvero grandioso nell’atteggiarsi.
Savino è stato l’unico uomo di Maria. Maria non è stata l’unica donna di Savino, che solo così ha potuto capire che era lei quella giusta. Quando sei a Jesolo e le tedesche ti sventolano il culo sotto gli occhi e tu hai 23 anni e sei un ufficiale dell’areonautica, quando succedono tutte queste cose insieme e hai ancora sangue per sentire l’odore delle donne, c’è davvero poco da fare.
Ad un certo punto, i chilometri erano diventati troppo pesanti per le spalle di Maria. Succede con le distanze, non è colpa loro: è che esistono, e le persone non capisco che bisogna ucciderle a colpi di kalashnikov. Maria lascia Savino, che anche quando era vicino riusciva a combinare dei casini tipo “Ho dato appuntamento a tre donne lo stesso giorno alla stessa ora nello stesso posto e non me ne sono accorto”. Cose così.
Mi sapete dare notizie di un uomo ancora capace di queste strabilianti imprese?)
Savino era uno a cui le donne piacevano troppo. Gli piacevano così tanto che una volta ha rischiato anche di andare a letto con un’imitazione. Una buona imitazione, dice lui ogni volta, arrossendo di vergogna e sogghignando.
Maria era stufa di essere presa in giro. Lasciò Savino. E continuò ad amarlo come solo le donne al primo uomo possono. Lasciò quest’uomo, ufficiale, gentiluomo e figli ‘e ‘ntrocchia, e continuò a fare al meglio quello che sapeva fare: lavorare. Se vi dicessi dove sono nati questi due, la parola lavoro vi suonerebbe falsa come una moneta da tre euro. Eppure Maria divenne in breve una delle donne più ricche della sua città. Continuando ad amare Savino, che non è impegno da poco.
2) scriveva lettere molto belle, con messaggi cifrati, numerati e nascosti, indovinelli, parole lussuriose… Insomma, era uno che ci sapeva fare con l’amore
Savino riuscì a convincere Maria che stare insieme era l’unica cosa che volessero entrambi. E siccome lei non ne era troppo convinta, lui da Chioggia prendeva improbabili treni, macinava paziente tredici, quindici ore di viaggio e andava a darle un bacio, uno solo, perché Maria era così cronicamente in ritardo quando doveva uscire con Savino che lui passava le sue licenze ad attendere nel salotto buono di casa Torelli con il vecchio Michele che, guardandolo, diceva “Siend a mic, vattin…!” *
Ad un certo punto, Savino realizzò di non sopportare più quei trenti. Fu come se tutta la loro bruttezza lo avesse colpito in pieno viso con un unico movimento. E capì che la sua terra lo stava richiamando indietro. L’ultima volta, nell’orto di suo padre, aveva visto la luce del sole tutta particolare contro gli alberi e aveva pensato che non ce n’era una uguale altrove. Aveva sentito l’odore della terra (ché Rossella O’Hara non aveva tutti i torti con quella faccenda di Tara). Ha sentito un odore particolare, che, questo sì, ha un nome preciso. Futuro.
Il futuro ha un odore molto preciso. Ha qualcosa a che fare col vino.
Così Savino decise di tornare e di andare a lavorare nell’azienda di Maria.
Un giorno, mentre lei registrava le ore di lavoro delle dipendenti, le disse: sposami.
Quando si sono sposati, la chiesa era gremita di gente. Il prete conosceva entrambi da una vita e più che ad una cerimonia religiosa, sembrava di assistere ad una partita di briscola in un bar. Savino si è anche sbagliato nel prendere la mano di Maria per infilarle l’anello e Don Gino gli ha bacchettato le mani con il microfono.
Dopo due anni da quel giorno, Savino si ritrovò a guardare Maria attraverso la tavola pronta per il pranzo.
- Io e te. Da soli, cosa siamo? Valiamo più o meno… ‘n acquasal**!
Savino sorrise, arricciando le labbra. Lei rispose al sorriso, per poi baciarlo e mettersi a fare un bambino con lui.
Anche in questo Savino è stato grande: un uomo che chiede ad una donna di fare un figlio non è cosa da poco.
Oggi hanno due bambine, un cane che si chiama Pluto, una gatta che si chiama Osvalda.
Stanno insieme da 37 anni: 27 di matrimonio e 10 di fidanzamento. Savino è uno che ha molta pazienza e credo che anche questa sia una buona approssimazione a tutto questo discorso dell’amore.

**[traduzione: Acquasala: minestra composta di acqua, sale, olio, limone e aglio, mangiata con abbondante pane vecchio. Alimento di base del buon contadino che stecchisce il sex appel in dieci cucchiaiate, ma che dà un’eterna e insostituibile soddisfazione al palato.]
Spero che il vostro San Valentino sia stato bello, divertente, colorato, pieno di cuoricini e di baci.Spero però che i vostri non San Valentino siano ancora più belli. E che abbiano la forza di una buon approssimazione.
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