Stamattina un grazioso messaggio odoroso di smspam mi ha raggiunto.
Paolo mi dice che c'è un articolo a firma sua sul Corriere Magazine. Pensavo fosse una recensione. E già la mia gioia era totale. Quando invece a pagina 61 e 62 ho visto la sua foto vicino a quella di Montanelli ho capito di essere davanti a qualcosa di molto più importante. Incantevole.
Eravamo di ritorno da una presentazione di diMostrare le Cose a Parole. Parlavamo di smarrimento intellettuale. Chiedevo al mio amico di non abbandonarmi, di soccorrermi con le sue letture, con qualche indirizzo e consiglio. Chiedevo lumi sul correlatico oggettivo.
Lui, lesto, mi fornisce tutte queste indicazioni, chiacchiera, con la sua voce un po' tremante un po' concitata, come scosso da una costante emozione nei confronti della vita e delle emozioni. Arriviamo alla testa del binario da cui sta per partire un piccolo treno per Ciampino. Seduti lì, col freddo appena oltre i nostri cappotti, Paolo mi racconta di lui e Indro. Lì la voce è calma, affettuosa. Si vede che ci tiene a questi ricordi. Per me, riceverli di sera, così, quasi silenziosamente, signfica molto, sembra un grande dono inatteso. Gioisco silenziosamente, appoggiata al mio ombrello marrone. Ascolto.
Ancora sì, Paolo. Sempre.
"è terrificante. Non sapevo che al mondo ci fossero tante persone."
Nadia Fusini (che non è questo signore nella foto) racconta Henry Green (ovvero il signore nella foto), autore di Partenza di Gruppo (Adelphi, pp. 227, euro 18). Una delle donne della comitiva dall'alto osserva la massa e teme che se tutti, contemporaneamente, prendessero coscienza della propria reale consistenza, scatenerebbero una rivoluzione. Un'arma di morte deambulante, capace di autodistruggersi.
Fa riflettere. Soprattutto dopo aver letto il report che ha seguito la conferenza stampa che si è tenuta ieri a Milano per presentare i nuovi Stati Generali dell'Editoria che si terranno il 21 e il 22 settembre a Roma, a cura dell'Aie. L'Associazione Italiana Editori terrà una due giorni dedicata al mercato editoriale per illustrare i risultati di una ricerca realizzata in collaborazione con l'università di Bologna e di Trento. Non riesco ad immaginare ricerca più stimolante di quella rivolta al popolo dei lettori.
Ovviamente - e ribadisco l'ovviamente - l'Italia viene rappresentata come un popolo di pseudo ignoranti. Solo al terz'ultimo posto per consumo di libri, il 42,3% degli italiani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Il 13,5% ne legge almeno uno al mese, percentuale che allargata alla popolazione nazionale, equivale a circa 5,7 milioni di italiani. Fra quelli ci sono anche io. Io e la mia Cultura Enciclopedica (o almeno dizionariale) da Autodidatta. Aumentano i giovani fra i 18 e i 19 anni che leggono almeno un libro al mese. Meno male.
L'Aie lancia una provocazione. In un mondo in cui la parola è potere, l'unico modo per stimolare l'interesse per questa ricerca e per la creazione di prospettive di sviluppo del settore è quello di affiancare al magico campo semantico della lettura quello spietato dell'economia, creando lo slogan "Quando la lettura produce competitività economica?".
Ora, vi risparmio le solite lagne sulla Norvegia che spende 208 euro al mese pro capite nell'acquisto di libri, fra fiction e non, e vi invito a riflettere sulla frase di Green riportata in apertura. A volte dimentichiamo quanto davvero è massiccia la popolazione umana. Quanto sarebbe delizioso e potente guardare per le strade una rivoluzione di lettori che chiedono fondi per la lettura (fantascienza pura). Quanto è stata stupenda la manifestazione dei Mondiali, seguita a ruota dall’incoscienza popolare per quelle sulla disperata situazione in Medio Oriente.
Attraverso l’anticipazione dei dati della ricerca Aie, oggi mi sono sentita parte di una piccola comunità di stranieri: 5,7 milioni di italiani che leggono un libro al mese.
Sempre meglio che sentirsi soli.

