Scrivo questo post con un preciso intento: l'essere sintetica. Ho avuto diversi rimbrotti al riguardo. Pare che i post lenzuolo siano illeggibili. Tuttavia ciò smonta gran parte della mia fiducia nella rinascita del romanzo epico post-moderno e, visto che è Natale, certe certezze dovrebbero rimanere salde... Nonostante ciò vorrei parlare di due o tre cose - sempre brevissimamente - che nel corso della mia latitanza mi hanno colpito.
Questa Storia: Baricco ha scritto un nuovo libro e non merita un micro post in un elenco puntato. Tuttavia in questo nuovo corso della scrittura blog sinteticamente dico che, benchè il buon Alessandro ci abbia regalato una bella storia - ben scritta, organica, ben struttarata, insomma... una Sua Storia, una storia alla Baricco -, beh Questa Storia non ha aggiunto niente di nuovo alla poetica dello scrittore torinese. Non ha offerto al lettore nuove tematiche su cui riflettere. Ritorna l'amore difficile per il padre, la passione per i motori, i maschi sognatori e le donne puttane per concretezza e malinconia. Baricco è così. O lo si ama, o lo si odia. Ed io lo amo, anche quando rifiuta un'intervista nel modo più elegane quanto duro possibile: "Posso farle una domanda?" "No."
La Fiera della Piccola e Media Editoria: come molti hanno letto a proposito della Fiera di Pisa, io adoro le fiere. Qui poi non ci ero andata da appassionata ma da addetta ai lavori. Il bailamme della fiera, gli incontri, gli amici che si rincontrano sono delle cose a dir poco emozionanti. Faccio però la mia scelta: la cosa che più ho adorato di questa fiera è stato il silenzio fra gli stand la mattina presto, quando prima di tutti mi infilavo pigramente in sala stampa e osservavo gli addetti ai lavori scambiarsi battute mentre allestivano la rassegna stampa. Non dico che dobbiate condividere con me questa considerazione. Però al mattino, così come al momento di smontare gli stand, sembra tutto magico, diverso, vicino..
Ho visto il discorso del presidente del consiglio in tv. La cosa mi ha alquanto turbata. Non tanto per i contenuti scabrosi delle dichiarazioni del premier, quanto per il primo effetto che la trasmissione ha avuto. Per i primi tre minuti di discorso mi è sembrato credibile. Cioè mi sembrava di avere davanti agli occhi una persona che esponeva le cose che aveva fatto, e fatto anche bene. Poi il secondo scatto delle rotelline del cervello ha fatto presente a tutto il consesso giudicante il contesto storico del personaggio. Al che c'è stata una conclusione sconvolgente: e se avesse ragione? E se fosse una vittima? Per fortuna questo disorientamento è durato poco. Appena Berlusconi ha cominciato a parlare per proverbi e luoghi comuni ho solo capito che, se avesse fatto l'ufficio stampa, avrebbe venduto di tutto. Inchino a Mariella Venditti, la giornalista più coraggiosa che io abbia mai conosciuto e visto lavorare.
Non fate mancare mai un libro sul vostro comodino. Mai, piuttosto, rubando le parole a Giovanni Di Muoio, prendetelo e lasciatelo a svernare sul comodino, ma fate che sia lì, che sia una presenza costante. Il consiglio di Natale è il seguente: Città Perfetta di Guglielmo Pispisa. Questo libro mi ha catturato in un pomeriggio frenetico in cui sono arrivata con un'ora di anticipo ad un appuntamento in libreria. La cosa migliore quando si fanno queste cazzate è sedersi e aspettare. Ho aspettato leggendo. è magnetico, ironico, strutturalmente perfetto come un mosaico bizantino, pieno di casi clinici e romanticismo. Dedicato a tutti quelli che dai libri si lasciano catturare come da un tacco a spillo intravisto per strada.