North is the new South "Io non leggo mai i libri prima di recensirli per non farmi influenzare."
Un recensore
Sono una che ha un sacco di cose da dire.
Forse troppe.
"Scusa la casa ordinata, cara, ma non ci sono molte donne che vengono a metterla in disordine."
Lo Specchio Scuro, Robert Siodmak
"Chi scrive libri lo fa soltanto perchè non trova la forza di non farlo."
KarL Krauss
Parliamone...
Lui:"Tu non mi vuoi bene"
Lei:"Io ti amo."
Lui:"Ah, ecco perché."
kaplan.splinder.com
Dicono di lei
"Ogni tanto ha sempre ragione". Michele Foschini, traduttore
"Se avessi saputo che si occupava di letteratura non avrei fatto il regista."
Stanley Kubrick, Special Content nel dvd Shinings,febbraio 1980
"Se fosse stata il mio agente stampa, chissà dove sarei ora." Fedor Michajlovic Dostoevskij, New Siberia, prima di morire
"Sono stato frainteso. Mi hanno messo sul rogo. Se avessi avuto lei come ufficio stampa, tutto questo non sarebbe successo."
Giordano Bruno, L'Eco del Martire
"C...o,è un tipino travolgente"
L'uragano Katrina
"Se fosse il mio agente non mi occorrerebbe essere un genio."
Henrik
"She can handle big news and little news. And if there's no news, she'll go out and bite a dog."
Direttore Risorse Umane anonimo
"è il faro della femminilità."
Il lettore di Telpress
Posta anche tu con un commento una frase da inserire nel "Dicono di lei".
"Lei" vi sarà infinitamente grata!
Chiedo perdono per la mia assenza prolungata. Le questioni si accavallano. La mente vacilla. Gli impegni si accumulano. La vita non procede. Tutte questioni importanti insomma.
Durante l'ultima riunione di redazione per raraMente.netè stata sollevata una questione di, diciamo, "gusti". Alcuni di noi, neofiti e appassionati della letteratura in trincea, di quella emergente e sconosciuta, di quella delle piccole case editrici insomma, hanno rimproverato ad un povero redattore indifeso di essere uno snob letterario. Questo post è dedicato a lui. (Non posso fare nomi e congomi, link e nick name, richio di rovinargli la carriera. O di favorirgliela, ancora non so. L'importante è che lui ci si riconosca...) (...E ci si riconosce...) Fenomenologia dello Snob Reader: legge solo libri segnalati da L'Espresso, compra Minimum Fax ed Einaudi Stile Libero, è appassionato di letteratura americana e sostiene che ormai sia la sola letteratura degna di nota sull'intera faccia del pianeta. Lancia sfide, provoca, scherza sugli esordienti sconosciuti e sulle grafiche improvvisate delle piccole case editrici. Non è sempre disposto a sporcarsi le mani con libercoli ignoti. Il contrario dello SwinginLit, se decidiamo di essere fedeli alla sua definizione: una letteratura viva, pulsante, imprevista, con cui sporcarsi le mani, la testa, confondersi le idee e sentirsi in pericolo. Il povero redattore, accusato dei notevoli misfatti di aver ignorato e ridicolizzato i titoli portati a casa dalla fiera di Pisa, quindi titoli da piccola e piccolissima editoria, è costretto ad ammettere le sue colpe. Ho pensato quindi a lungo. è vero, il lettore snob non legge ciò che non conosce, ciò che non è vaticinato. Ma è anche vero che spesso lo Swinging Reader è ignorante almeno quanto lui. Fenomenologia dello Swinging Reader: oltre all'amore per la letteratura viva, pulsante eccetera, rovista nel mondo letterario con curiosità, si arena in ciò che lo incanta, smuovendosi per fenomeni sconosciuti di cui lo stupisce la mancata comunicazione . Acquista libri a volte improponibli, altre volte bellissimi e sconosciuti, di cui poi si occupa di fare opera di divulgazione contro ogni ragionevole limite. Accetta i consigli di tutti, anche del lettore snob, sentendosi non poche volte inferiore. Vive un costante processo di ammodernamento dei parametri di riferimento culturali e cerca nei classici il conforto dei mezzi per il confronto con la contemporaneità. Ora. Capisco la necessità di una grafica curata, meditata. Capisco la necessità di elevarsi al di sopra delle masse e sentirsi bene solo per il fatto di sentirsi "avanti". Ma signori Snob Reader se continuate con le vostre letture di Carver e Calvino, con la propaganda di Augusten Burroughs e ignorate bellamente tutto il resto, rischiate di non essere molto utili come lettori. I veri lettori dovrebbero favorire lo sviluppo di un pensiero, di un'idea di letteratura che incontri non solo il favore dell'estetica, ma anche del consenso diffuso. Il che non significa innalzare agli onori della cronaca il classico Dan Brown (perdonate il continuo riferimento a questo povero essere umano, il fatto è che la sua opera letteraria per me incarna IL MALE. Lui sarà sicuramente un buon padre di famiglia, che paga le tasse e non vota Bush. Speriamo) Come si fa ad essere dei buoni lettori non so. Mi sto attrezzando. Per il momento vi lascio ad un commento postato su Lipperatura che getta una luce molto bella sullo stato della coscienza del lettore, dagli esordi di questa classe economica a oggi. L'autore è Riccardo Ferrazzi. La questione del lettore.
Il libro che vi consiglio oggi si chiama Mi piacciono i baci di Yuri Leoncini. La Gaffi Editore è una casa editrice molto particolare: ha pubblicato ben tre libri consigliati da IQuindici. Questa raccolta di racconti, che ho cominciato a leggere ieri sera, qualche momento prima del concerto di David Binney, che mi ha dato molto da pensare (anche sullo swing), ha qualcosa di magico. Ricalca la matrice surrealista che ho tanto amato in Baciarsi a Manhattan. Ha un filo conduttore interno. Ma soprattutto ha quel sottile sapore di sensualità che si avverte sulla punta della lingua, l'unico punto del nostro nastro muscolare che non sente i sapori dolci. Eppure la sensualità di questo libro, dolce lo è, e lo si sente dappertutto. E poi un libro che si chiama così non poteva che catturarmi sin dalla prima pagina. Sin dal titolo. Sin dal pensiero dei baci.
Qui è il cadavere di SwingingLit che vi parla. Non ho ancora recuperato la "smazzata" di ieri. Partenza alle ore 6,05 da Roma Termini per Pisa. Ritorno da Pisa alle 21,55 con arrivo alle ore 1,10 a Roma. E' stato davvero troppo per il mio povero corpicino stressato e triste, triste oltre ogni dire. Pare che il mondo ieri avesse deciso di coalizzarsi contro di me dalle ore 19 in poi. Chiederò informazioni a qualcuno del tipo Dio. Vi farò sapere.
Ieri sono stata al Pisa Book Festival insieme ai prodi Maurizio, Tiziana, Angelo e Gioacchino che hanno assecondato la mia maniacale iperattività da preparazione per la fiera e che mi hanno aiutato a svolgere un lavoro importantissimo: il primo speciale Eventi per il nuovo raraMente.net. The Revolution, lo chiamo io. Perchè da due anni e mezzo questo sito continua a morire e rinascere per le più svariate ragioni. Ora speriamo sia la volta buona, la chiusura del ciclo, come per Matrix, con la rivoluzione e la rinascita.
Il fatto è che io ADORO le fiere. Il mio primo lavoro l'ho trovato proprio grazie all'incontro con un illuminato editore che ha visto in una ragazzina entusiasta e con tanta voglia di fare un possibile buon agente stampa. Io adoro le fiere perchè lì non sei costretto a confrontarti con quello che Dovresti leggere, con i casi letterari che Dovresti conoscere, con le buonissime recensioni che Dovresti aver letto. Lì ti confronti con libri quasi sconosciuti, con gente che ha scelto questo cammino di vita difficile e bellissimo, che fa libri perchè è una cosa fantastica. Il magico mondo dell'editoria lo chiamavamo con Gianni. Qualcosa su cui tutti favoleggiano, ma di cui nessuno comprende le enormi difficoltà. Tutti voglio entrare nel magico mondo dell'editoria. Ognuno di noi ha pensato almeno una volta nella vita di reinventarsi redattore, correttore di bozze, lettore esterno di manoscritti inediti. Magari fosse così facile. Piccola dritta: ciò che ora si ricerca nell'editoria sono gli agenti stampa e gli addetti al commerciale, ovvero quelle persone con due p***e così che si occupano della distribuzione, croce e delizia di ogni editore. Basta andare in una di queste fiere per afferrare i segreti nascosti dietro ogni copertina. A Pisa i visitatori curiosi hanno gioco facile: affluenza discreta, ambiente rilassato (anche se alcuni editori lamentavano al mattino poco traffico e poche vendite. Fatto sta che dopo le 18 erano tutti contenti, si vendevano carrettate di libri e nessuno si ricordava più di com'era brutto prima... è così, siamo esseri umani). Se avete voglia di sapere qual è la storia dell'Iperborea, il simpaticissimo Pietro sarà felice di raccontarvela, insieme a tanti aneddoti curiosi sugli autori scandinavi che scelgono di rimanere in una piccola casa editrice invece di passare a Mondadori. Se avete un po' di pazienza, la dottoressa Di Sora, squisita slavista, vi racconterà vita morte e miracoli di Amélie Nothombe e come, in verità, il suo stand sia pieno di libri ancora più belli, come I fidanzati bulgari. Se avete una mezz'ora di tempo, Giulio Perrone vi spiegherà tutto sugli editori a pagamento. Il tutto condito dalla onnipresente musica di Red Records. Ci interrogavamo su questo: Le fiere del libro non hanno un sottofondo musicale. Solo quegli orribili annunci letti male al microfono, per ricordarvi l'evento lì o l'evento qui. Red Records svolge una funzione chiave per il benessere dei visitatori e soprattutto degli standisti che devono tirare 13 ore di lavoro ogni giorno, per tre, quattro giorni: rilassa, consola, stuzzica i sensi. E poi c'è il tre per due, quindi...
C'è poco altro da dire: quello delle fiere è un mondo talmente affascinante che vale la pena andarci. A Pisa, a Roma, a Torino soprattutto. Il prossimo appuntamento è più libri più liberi a Roma, bellissimo, un punto d'incontro per chi ama davvero i libri e vuole comprare qualcosa perchè consigliato, scelto, percepito a pelle. Per una volta, meglio che in libreria. Il libro che oggi vi consiglio è Come campa un uomo senza soldi? di Fernando Bassoli dI GiulioPerroneEditore. Scoperto a Pisa, sarà presentato a Roma il 30 ottobre. Sembra davvero interessante e poi, perdonatemi, ma è scritto in romanaccio. Non potevo non segnalarlo, è una lingua troppo divertente!
Ah... Leggo che Baricco uscirà con Questa storia a metà novembre. Il momento della verità è vicino...
Ero nella mia candida stanzetta con il mio bel biscottone al latte e la mia tazza di Russian Caravan fumante, quando all'improvviso squilla il telefono e giunge la classica inattesa telefonata. Il mio Nat King Cole era impegnato in Prelude in C Sharp Minor. Capirete, non era certo il momento per grossi indovinelli mentali e uditivi. Sento dunque una voce improvvisamente sconosciuta. In realtà non avevo sentito niente. La mia sordità muove passi da gigante. Dopo qualche peripezia acustica (e telefonica) realizzo chi è, la mia testa fa un balzo e comincia la telefonata benefica del giorno. Stranamente viene fuori il discorso del mio blog e del suo titolo. Beh, per farla breve, dedico questo post all'ufficio stampa più efficente che io conosca, per spiegargli perchè questo blog si chiama così.
Il caro ufficio stampa sostiene che il nome di questo blog è equivoco. Pare che in inglese l'aggettivo swinging indichi, fra le altre cose, la pratica sessuale dello scambismo. Ecco, io non pensavo affatto a questo. Per una volta, giuro, non pensavo a questo. L'aggettivo, come molti sanno, si riferisce anche al lessico musicale del jazz. Ed è per questo che ho scelto il nome SwingingLiterature: perchè il jazz ha un vantaggio rispetto a molta altra musica. è magico e rassicurante, è emozionante, è sentimentale, è duro. è variegato. Anche la letteratura che mi piace è così e il mio uso dell'aggettivo swinging corrisponde alla terza definizione che il Longman Dictionary dà del termine: " if opinions and feelings swing, they change a lot". La mia letteratura, the literature that makes me swing, è qualcosa che abbraccia la più ampia gamma di emozioni, che smuove le torbide acque di una quotidianità senza spessore, bidimensionale. Lunghezza e larghezza come lo schermo di un pc. Spessore poco, così, giusto per non farsi male. Beh, i libri vanno in profondità, scrollano la polvere dalle emozioni addormentate, accarezzano i ricordi sopiti, bruciano di luce e fuoco, accendono l'intelligenza. Ecco cos'è la swinging literature: una letteratura viva, pulsante, come il sesso, come il cibo che saltella in padella, come il cus cus che piano prende forma dall'acqua cheta in cui è immerso, grazie al movimento sapiente delle mani. La letteratura è una forma di vita che ti sta accanto per tutta la vita, se vuoi. Come la musica. Come l'arte, come i quadri. Ad ognuno il suo.
Però. Il fatto che il nome del mio blog avesse tirato fuori l'attività dello scambismo sessuale, mi ha inevitabilmente intrigato. Sono una creatura irresistibilmente attratta dalla materia viva. Ho cominciato a far traslare il discorso dal piano puramente fisico al piano letterario, così, come puro divertissement, per tentare di trovare una sorta di corrispondenza fra le due cose. Ebbene sì, signori. Esiste lo scambismo letterario. Questo post potenzialmente abbraccia quello precedentemente dedicato agli scrittori, il mio post di apertura, quello sulla funzione dei libri. Abbraccia una vasta gamma di sensazioni e considerazioni. Se poi andiamo nello specifico, la letteratura scambista può essere ritrovata anche nei romanzi scritti a quattro mani - Fruttero e Lucentini, i Wu Ming (a mio avviso, i più scambisti fra tutti: potete immaginare un'ambiguità autoriale superiore a quella del collettivo bolognese?), le sorelle Giussani creatrici del bellissimo Diabolik, per considerare anche il fumetto. La letteratura scambista vive nei blog, nelle discussioni che si animano nell'area commenti, che a volte diventano dialoghi letterari, quasi epistolari, quasi sceneggiature teatrali. Lo scambismo letterario vive nella testa dello scrittore che per tutta la vita ha scritto di liceali frustrati e un giorno si dice: "Basta, oggi scambio la mia vita con qualcos'altro. Parlo di trans, e vediamo se mi riesce di non fare una cagata." Lo scambismo letterario è quello che fanno gli editor, che lavorano per mesi su un testo non loro, ne ricreano le parole, palpano il linguaggio, manipolano la sintassi, evirano capitoli.
Gli esempi potrebbero essere potenzialmente tanti e potenzialmente fantasiosi. Caro ufficio stampa, la swinging literature come la intendo io è quello che mi rende la persona che sono, è ciò che mi dà le parole e lo spirito per restare in contatto con un mondo francamente brutto e con molta poca fantasia. La swinging literature come la intendi tu è un affascinante volo pindarico a cui mi prenderò la briga di dare ancora delle risposte. Pensando a scambisti su divanetti di velluto rosso che dialogano di Tenera è la nottedi Fitzgerlad, coricati in pose fantasiose.
Restando in tema, il libro che vi consiglio oggi è un libro che non ho letto. Pecco di onestà intellettuale, ma lo faccio con piacere, aderendo con tutta l'anima al gusto dello swing: imprevedibile e preciso. Leggetevi Hard blog. I diari più sensuali della rete. Gli autori sono vari, ma per gli internauti più scafati, alcuni risulteranno fin troppo familiari. Un piccolo omaggio alla mia personale eroina di questi maledetti tempi moderni. Leggetelo perchè dentro c'ha scritto anche la deliziosamente perversasociopatica.
Il mio esilio dalla blogsfera ha coinciso con i sette giorni più inquietanti che io ricordi a breve termine. Come sulle montagne russe, basta ammettere di essere felici per essere puntualmente - pun-tual-men-te - smentiti dai fatti. Quindi sull'onda dei disastri personali che attanagliano tutti noi, chi più chi meno, passo ad illustrare l'oscuro oggetto del titolo del post di oggi che dedico spudoratamente al mio maitre-à-penser del momento: Gavino.
Io e il buon Gavino parliamo di Stile e Questioni di Stile da un buon mesetto. Non abbiamo parlato di Esercizi di Stile di Raymond Queneau perchè non l'ho letto, non saprei come usare quest'arma intellettuale. Anche se il buon volume Einaudi Tascabile campeggia fiero e bellissimo nella mia libreria, spernacchiando allegramente tutti i nuovi Einaudi tascabili reloaded.
(e tutti continueremo a chiederci perchè e cosa è successo a quelle bellissime copertine per molto tempo...)
Lui ritiene che io debba ricercare il mio stile. Mi definisce ora una nuda possibilità. "Lo stile è quello che rimane quando togli via tutto il resto... (le ibridazioni culturali, la formazione universitaria, tutti gli orpelli culturali posticci e inutili) Non saprei dirti di più, diciamo che è quella parte di te stesso della quale senti imperativamente di non poter fare a meno per vivere." Una frase che potrebbe dire tutto e niente. Sono una persona iperattiva per costituzione. La mia mente non sa andare in letargo, devo organizzare almeno 5 piani di conquista del mondo al minuto e corro alla ricerca continua di un implementazione della mia cultura personale per tutto il giorno. Un lavoraccio. A cui si aggiunge il bellissimo lavoro che mi sono scelta e che ha a che fare con i libri. Però, come direbbe Corto Maltese, visti dall'altra parte della barricata. La parte buona s'intende, quella degli editori.
(Sperando che duri...)
La parola stile affonda le sue radici nel latino e veniva usata per indicare l'oggetto con cui si scriveva. La parola ha poi esteso il suo campo semantico a 'modo di scrivere' per ritrovare ancora una parte etimologica nel ceppo indoeuropeo stimulus, ossia stimolo. Quindi: la penna, il modo di scrivere, lo stimolo a farlo. Nel mio cammino di persona iperattiva mi sono ritrovata a scrivere recensioni, a parlare di libri in cene di lavoro, di come si costruisce un caso letterario, a fare reading davanti a IQuindici. Mi sono ritrovata a discutere da pari a pari con editori, addetti ai lavori, uffici stampa importantissimi e altri meno importanti. Mi sono ritrovata ad odiare il mio lavoro, ad amarlo, a rinnegare il mio committente, a stimarlo. Mi sono ritrovata a pensare di scrivere un libro (ebbene sì, sono stata debole anch'io, caro Krauss). Il tutto in un magmatico eterno presente, condizione brodosa e imprescindibile del postmoderno, il nostro tempo purtroppo. Ecco, io penso che l'eterno presente della nostra vita sia uno dei motivi per cui è difficile creare un proprio stile personale. Lo stile, lo stimolo a scrivere, mi sembra qualcosa di molto simile ad un buon vino. Qualcosa che va fatto invecchiare. Qualcosa da far decantare, ossigenare. Qualcosa da far lievitare come una pagnotta calda. Quindi è legittimo chiedere ad una giovane pulzella una presa di posizione sullo stile?
(Chi ha tempo non aspetti tempo è una possibile risposta...)
Ora: nella sintesi icastica di immagini, stile e scrittura/scrittori contemporanei c'è poco stile. C'è poco individualismo, molto "ombellicalismo", poca ricerca intellettuale e linguistica. Ed è per questo che solo i pochi che riescono a risalire il fiume verso la sorgente, sprofondando nei sedimenti del letto ghiaioso, annaspando nelle acque agitate del tempo, riescono a lasciare un segno, tracciando un cammino chiaro, illuminato.
E con questo ultimo e fondamentale aggettivo, lascio il campo al caro Gavino, sperando in sua risposta su questa pagina e in altre. In più colgo il la e vi dò il consiglio del giorno. Ogni cosa è illuminata del bravissimo Jonathan Safran Foer. Perchè: perchè quando scoprirete il perchè di questo titolo, il mondo diventerà all'improvviso un parco giochi. Perchè quando il passato -docufictionalizzato - vi si materializzerà davanti agli occhi, pregherete che il libro non finisca mai. Perchè è forse il più bravo scrittore dei nostri tempi. Però. Però. Se lo incontrassi, io due parole sul finale glie le dico.